Pubica art è il tema del quarto appuntamento della rassegna “Novecento e oltre”

mercoledì 20 maggio 2009 11.29

Domani, giovedì 21 maggio, nella sala conferenze della camera di Commercio quarto appuntamento con la rassegna “Novecento e oltre” organizzato dal Fai e dalla Scuola di dottorato in scienze e sistemi culturali dell’universitĂ  di Sassari. Ad affrontare uno dei temi piĂą attuali nel dibattito sull’arte contemporanea sarĂ  Gabi Scardi storica dell’arte, critica e curatrice con la conversazione dal titolo “l’opera come motore di trasformazione sociale”. ”La public art e’ una delle tendenze piĂą feconde dell’arte contemporanea -dice Scardi- perchè permette agli artisti di uscire dagli spazi deputati per interagire con la vita quotidiana pronunciandosi su questioni di interesse piĂą generale e rientrare così nella sfera sociale, accollandosene molto spesso le responsabilitĂ . La cittĂ , il territorio, sono scenari in continua trasformazione. L’arte ha sempre costituito uno degli esiti, ma anche uno dei motori fondamentali di questa trasformazione”.
Gabi Scardi ha insegnato Storia dell’Arte all’Università Bocconi (CLEAC) e all’Università dell’Immagine e Storia dell’Arte Pubblica alla Nuova Accademia di Belle Arti a Milano. Attualmente tiene il corso di Cultura e Interventi Urbani all’Accademia di Brera, ha fatto parte della commissione per il rilancio della committenza pubblica per l’arte nella città di Grenoble e oggi è membro della commissione scientifica per l’arte contemporanea della Provincia di Milano. Collabora con l’inserto domenicale de “Il Sole 24 ore” e con altre testate nazionali e internazionali. Negli ultimi anni la sua ricerca si focalizza principalmente sulle pratiche artistiche pubbliche e partecipative. “Credo che uno dei problemi dell’arte del Novecento sia stato il riferirsi troppo a se stessa e alla propria storia. -Conclude Scardi- La comunità artistica è andata allentando in molti casi il contatto con il pubblico e con le questioni e le preoccupazioni di cui vive invece il resto del mondo, sino a giungere ad un isolamento, spesso compiaciuto, in una sorta di mondo a statuto speciale. Anche per questo ho cominciato ad interessarmi sempre più ad artisti che assumevano un atteggiamento interlocutorio rispetto all’esterno, che lavoravano con e per il pubblico”.

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