I consiglieri comunali di opposizione spiegano il no al decreto Gelmini

Giovedì 30 Ottobre 2008 18.38

I consiglieri comunali dell’opposizione (Vittorio Curedda, Gavino Scala, Enrico Daga, Angelo Piras, Gavino Tanchis, Matteo Tedde) spiegano, in una nota, i motivi del loro dissenso nei confronti del decreto legge sulla scuola. Pubblichiamo il testo integrale dove motivano il perchè.

“Le ragioni del nostro dissenso contro i tagli alla scuola primaria sono pienamente giustificati dalla premessa che il Ministero mette a motivazione del proprio decreto d’urgenza.
Vale quindi la pena di leggerlo nella sua interezza.
Il decreto legge 01.09.08, n. 137 viene presentato «ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza di attivare percorsi di istruzione di insegnamenti relativi alla cultura della legalità ed al rispetto dei principi costituzionali». Come dire che l’attuale governo, non sappiamo sulla base di quale indagine, ha rilevato una generale e diffusa illegalità nel mondo della scuola e una palese disconoscenza dei principi costituzionali. In altre parole, si accusano gli insegnanti italiani di istigare i propri studenti a contravvenire e a disprezzare la Costituzione italiana.
Poi prosegue con la necessità di «disciplinare le attività connesse alla valutazione complessiva del comportamento degli studenti nell’ambito della comunità scolastica». Come dire che gli insegnanti «valutano» i propri scolari, alunni e allievi in maniera arbitraria e irrazionale. E quindi «reintrodurre la valutazione con voto numerico del rendimento scolastico degli studenti, adeguare la normativa regolamentare all’introduzione dell’insegnante unico nella scuola primaria». Come se il voto numerico non potesse essere arbitrario e irrazionale e invece l’insegnante unico nella scuola elementare potesse risolvere gli “inesistenti” problemi disciplinari nella scuola primaria, anziché peggiorare la didattica e l’impianto pedagogico della scuola italiana. In fine, «prolungare i tempi di utilizzazione dei libri di testo adottati, ripristinare il valore abilitante dell’esame finale del corso di laurea in scienze della formazione primaria e semplificare e razionalizzare le procedure di accesso alle scuole di specializzazione medica»
Tre motivazioni, queste ultime, su cui potremmo anche convenire, ma che non giustificano in nessun modo la decretazione d’urgenza e il voto di fiducia alla camera.
Per queste ragioni, cioè per le specifiche e citate motivazioni addotte dal Governo, dissentiamo dal decreto che “decreta” l’inizio della fine della scuola pubblica e dalla legge 133 che avvia lo smantellamento dell’università per trasformarla in fondazione privata, dalla quale saranno progressivamente esclusi i figli delle famiglie il cui reddito non consente di sostenere i costi dell’istruzione universitaria”.

Vittorio Curedda, Gavino Scala, Enrico Daga, Angelo Piras, Gavino Tanchis, Matteo Tedde.

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