La Guardia di finanza scopre una rete di otto società che fatturavano per operazioni inesistenti
Società fantasma commerciava materiale plastico fra la Sardegna e la Lombardia
Venerdì 10 Ottobre 2008 16.39
False fatturazioni per sei milioni di euro e iva non versata per oltre due milioni. Una mega frode fiscale messa a segno da otto società che, sfruttando le normative europee in materia di compravendita di merce, hanno emesso fatture per operazioni inesistenti coinvolgendo ignare società estere. La Guardia di finanza di Sassari ha lavorato per quasi un anno ma è arrivata al bandolo della matassa, denunciando all’autorità giudiziaria complessivamente 14 persone per frode fiscale. Un particolare sistema di frode fiscale attraverso una società fantasma operante nel settore del commercio di materiale plastico tra il territorio del nord Sardegna e quello lombardo.
Determinante l’emissione, da parte della società amministrata da soggetti di origine sarda, di numerosi documenti fiscali comprovanti fittizie”acquisizioni e cessioni di beni.
L’operazione denominata “Carosello di plastica” è stata illustrata dal comandante provinciale, colonnello Giovanni Casadidio, e dal comandante della compagnia di Sassari, capitano Alessandro Troisi. Il settore interessato era quello delle materie prime per la fabbricazione di materiali plastici, perchè si prestava particolarmente alla frode “a carosello”, per la volatilità del prezzo del petrolio. La società ideatrice e artefice della frode, dopo aver acquistato la merce dai fornitori non comprensiva di iva, come prevede la norma comunitaria e dopo aver detratto l’imposta, anzichè emettere la fattura “ivata” per rivenderla ai clienti al dettaglio la fatturava a un’ignara azienda estera della comunità europea, sempre senza iva. In seguito una terza società, stavolta italiana si faceva fatturare, a nome dell’ignaro acquirente estero, la merce non ivata, che veniva ancora rivenduta a una quarta azienda, amministrata da un sardo, ma con sede legale a Brescia. Infine quest’ultima impresa vendeva ai clienti finali, a un prezzo molto inferiore a quello di mercato, caricando sull’utente finale l’iva mai versata prima. In questo modo, oltre a operare una concorrenza sleale rispetto ai rivenditori onesti, l’azienda lucrava per due volte sull’iva, non dichiarandola “a debito” e incassandola dal compratore finale. Un’operazione illecita, detta “a carosello” proprio per la lunga serie di passaggi fittizi di merce tra le aziende, viene utilizzata soprattutto per la compravendita di autovetture, tecnologia e animali esotici. Le indagini proseguiranno per verificare il coinvolgimento di altre aziende e quello eventuale degli acquirenti finali, che se consapevoli della truffa potrebbero essere a loro volta denunciati per frode fiscale.


