Al teatro Parodi si ride con Pirandello in sassarese
Lunedì 16 Giugno 2008 18.55
La standing ovation finale saluta i dieci attori sul palco con un calore particolare. Sono altrettanto forti e sinceri gli applausi a scena aperta nei tre atti de “L’Uomo, la bestia e la virtùâ€. La piece di Luigi Pirandello va in scena, con la compagnia Teatro Sassari, nel fine settimana al teatro Parodi di Porto Torres. La seconda replica, nel sabato sera, riempe buona parte della platea della sala turritana, un piccolo miracolo, considerata l’affluenza teatrale degli ultimi tempi. Una valenza ancora più incoraggiante, considerato il periodo estivo e la concomitanza delle partite calcistiche del campionato europeo. La soddisfazione è ancora maggiore, considerando l’allestimento scenico bello e colorato, con la regia di Marco Spiga. Probabilmente l’ultimo piccolo miracolo, è segno della grande passione ed esperienza degli attori in campo. Uno dei protagonisti in locandina, la bestia è Alfredo Ruscitto. Veste il Capitano Perella, iracondo capitano di lungo corso, che nelle brevissime apparizioni in casa sua, di ritorno dalle lunghe trasferte per mare e nella seconda casa e famiglia di fatto napoletana; non cura la propria moglie se non per offenderla e maltrattarla. L’attore partenopeo è costretto a saltare la ribalta per i postumi di una breve indisposizione. Lo sostituisce Rosario Morra, anch’esso napoletano, attore e regista, fondatore a Porto Torres della Bottega dei Teatranti. Con l’andante tipico edoardiano, costruisce insieme al professor Paolino, l’Uomo, (Mario Lubino) e la Virtù (Marina Serra), una trilogia di personaggi che
fondano un tripode culturale, inevitabile nella società provinciale dell’epoca. Il tipico “triangolo†sentimentale è rappresentato in gag scoppiettanti al fulmicotone dove insieme alla risata, irrefrenabile, convivono prosa e metafora pirandelliana, legate dalla vulgata identitaria. Mai scontata e sconcia, bensì immediata e popolare. Anche i comprimari divengono essenziali nella trama che avanza fluida senza grossi colpi di scena ma con una cadenza allegra e palpitante. Le uscite dialettali di Michelangelo Ghisu (scolaro e marinaio) e Antonietta Toschi Pilo (serva diseducata), sono irrinunciabili. E due momenti su tutti, brillano la morale ipocrita dell’autore siciliano. Infierendo sul giro largo delle buone intenzioni umane, chiamate a coprire le basse passioni e le tragedie sfiorate (lo scandalo di una maternità illegittima). Nel primo atto è il dialogo fra il disperato Paolino e il dottore salvatore Pulejo (Alessandro Gazale); nel finale la soluzione risolutiva fra Paolino e la Bestia Perella. Bestiale è il caso di sottolineare, ancora una volta, la prova di Morra, ricordando che ha acquisito la determinante parte assegnata, praticamente in una notte.
L’applauso del pubblico vale doppio. Una soddisfazione importante per la Compagnia Teatro Sassari che continua con gioia e professionalità la preziosa eredità di Giampiero Cubeddu. In sala si è sentito pure il suo plauso.
Luigi Coppola.

