Al Verdi di Sassari applausi per Vetrano e Randisi.
Venerdì 2 Maggio 2008 17.31Un Pirandello dal volto umano, vicino alle nostre abitudini di vita reale, piuttosto che alle aspettative di un’altra, spesso immaginata e quasi mai realizzata, va in scena al teatro Verdi nell’ultimo appuntamento della stagione di prosa Cedac. Prodotto in collaborazione con la Compagnia Teatro Stabile della Sardegna e diretto da quella coppia di registi siciliani (insulari pure loro) che avvicina ancor più l’interpretazione, con quel teatro forte d’identità , intriso di espressioni autoctone. “Pensaci Giacominoâ€, scritta da Luigi Pirandello nel 1917, descrive in modo naturale, attraverso lo spettro popolare della coppia di attori registi siciliani, l’idea della famiglia, assunta dalla maggioranza della vulgata di provincia del Novecento italiano che incombe ombre sinistre e
opachi moralismi su ampi settori del costume contemporaneo. Condizionato dalla quotidiana antitesi fra libero pensiero, manifestazione di sentimenti disinteressati e consegna alle regole dell’onorabilità , del giudizio di sé. Dove la dignità pur castigata da operazioni di facciata è conforme alla denominazione locale di “buona famiglia†e avvallata dall’immancabile sigillo ecclesiastico, tutore superiore, detentore del giudizio finale. Contro questo schema rigido e poco penetrabile, s’infrange (con limitati risultati) la complessa figura del professor Agostino Toti (Enzo Vetrano). Disposto, nonostante la non verde età , ad impalmare la giovanissima Lillina, figlia del bidello del liceo dove lavora e resa incinta da Giacomino Delisi, suo ex scolaro. Anarchico ante litteram, il professore che rifiuta i consigli di una tranquilla vita da pensionato, è disposto ad accettare nella sua casa oltre la fanciulla con il nascituro, anche le reiterate visite del ragazzo padre,
proprio per garantire la continuità della vera famiglia, non ufficiale. Allo scopo, riesce a sistemare Giacomino anche economicamente con l’assunzione in banca. Troppo per non suscitare reazioni
di spregio, anche violento dall’ambiente avverso. Organizzato in trame parentali e interventi del
curato (Stefano Randisi) che ricuciono gli strappi creati dal Toti. Agostino, grazie ai pii uffici della
sorella, è destinato ad altra sventurata, con buona pace delle onorate istituzioni: il bidello e consorte, genitori di Lillina, la Scuola (incarnata nel burocrate e gerarca direttore), la Chiesa. O almeno quella
parte verticistica e opaca, presente più ad interessi terreni che ad impegni solidali e generosi, civilmente vivi nel rivoluzionario Agostino. I nove attori, usciti più volte sulla ribalta, al termine dei due atti, hanno incassato prolungati applausi, congedando al meglio la ventisettesima rassegna
sassarese di prosa. Un cartellone di spettacoli belli e sempre affollati che premia nel modo dovuto
tutti gli sforzi per proseguire il discorso teatrale in Sardegna.
Luigi Coppola

