Come salvare il Calich, le tesi degli esperti al seminario promosso dal Parco di Porto Conte
Lunedì 31 Marzo 2008 10.00
Salvare lo stagno del Calich è possibile. Ma occorre farlo in fretta perchè lo stato di affaticamento della laguna è consistente, a causa di un apporto eccessivo di nutrienti provenienti dagli affluenti, dove sono numerosi gli scarichi fognari, molti dei quali incontrollati e quindi ancor di più inquinanti. Riqualificare il Calich significherebbe restituire un prezioso specchio d’acqua a numerose specie di uccelli ormai non più presenti, ma soprattutto rendere nuovamente produttiva la laguna. E’ la sintesi del seminario che si è tenuto venerdì nella sala conferenze di Casa Gioiosa. Un folto pubblico ha ascoltato con attenzione i contributi scientifici e di gestione delle aree umide proposti dai tre relatori del seminario, Riccardo Santolini, Gioia Gibelli e Antonio Torre.. Relazioni che hanno illustrato cosa si è fatto in altre zone lagunari e umide della penisola come il delta del Po, o ancora in altre località della Lombardia e dell’Emilia. Casistiche sicuramente con una scala più ampia, ma che sicuramente possono essere prese come esempio di esperienze riuscite. A illustrare gli aspetti ecologici delle aree umide è stato Riccardo Santolini, ecologo dell’Università degli Studi di Urbino. “Le aree umide sono dei veri e propri sistemi che vanno gestiti in maniera complessiva, curarsi di un solo aspetto può significare anche portare in disequilibrio l’intero ecosistema noto per la sua fragilità â€ha detto Santolini. Interessante anche la relazione di Gioia Gibelli, vice presidente della Società Italiana ecologia del Paesaggio, che ha portato esempi concreti di realizzazioni di neo ecosistemi palustri, citando le opportunità della riconversione delle zone agricole riconoscendo alla categoria non solamente semplici integrazioni al reddito ma anche veri e propri “pagamenti†dovuti per la produzione di servizi ambientali o territoriali resi a favore della collettività . Sul aspetto più strettamente locale si è invece soffermato il biologo e ornitologo Antonio Torre, che ha esposto gli effetti delle bonifiche nel Calich sulle popolazioni di uccelli acquatici. Bonifiche che alle volte hanno determinato l’abbandono dello stagno da parte di diverse specie di importanza comunitaria. Al termine del seminario si è ipotizzato un intervento calmierante dello stato di stress sofferto dalla laguna, in prospettiva dell’entrata a regime del nuovo depuratore. Al fine di procedere ad una fitodepurazione delle acque è stato suggerita la realizzazione lungo gli affluenti di piccoli bacini, piccoli laghetti dove far stazionare le acque il tempo sufficiente per poter abbassare il carico di nutrienti che anche le acque depurate dagli impianti comunque contengono.

