Al Teatro Verdi il grande ritorno di Tato Russo
Lunedì 17 Marzo 2008 12.36
Una grande produzione shakesperiana, firmata Teatro Bellini-Fondazione Teatro Stabile di Napoli, va in scena in due serate, domani e mercoledì alle 21, al teatro Verdi di Sassari, nel sesto appuntamento del cartellone di prosa regionale, distribuito dalla Cedac. E’ ancora vivo nella platea sassarese il ricordo delle due notti con la Napoli di Raffaele Viviani, tre anni fa. Era il febbraio 2005, quando il regista napoletano, con la stessa produzione, inscenò la “Musica dei ciechi” e “Via Partenope”, bissando il successo internazionale (nel 2003, la prima a Parigi) di “Napoli Hotel Exelsior”. Con la riscrittura in scena e regia, il maestro Tato Russo, torna in Sardegna con l’opera di William Shakespeare. “La tempesta”. Dopo cinque repliche all’Alfieri di Cagliari, calca la ribalta del teatro Verdi con i costumi Giusi Giustino, le musiche di Patrizio Marrone, le coreografie di Aurelio Gatti, le luci di Roger La Fontane, l’assistenza alla regia di Livio Galassi.
Per una strana coincidenza, le uniche due opere di Shakespeare delle quali non è possibile con certezza risalire all’origine sono la sua prima commedia, Le Fatiche d’Amor Perdute, e il suo ultimo dramma, La tempesta, appunto. E’ tuttavia lecito supporre che le fonti o, ancora meglio, gli spunti dell’opera devono essere stati vari. Nel costruire il suo ultimo capolavoro Shakespeare deve essersi servito, piĂą che di un modello unico, di racconti, episodi, narrazioni e leggende che il suo genio drammaturgico ha rielaborato fino a giungere alla compiutezza del testo come noi oggi lo conosciamo. La tempesta racconta dell’approdo della nave dei congiurati che hanno spodestato il protagonista Prospero, dal trono del ducato di Milano, nell’isola dove lui e la figlia Miranda hanno trovato rifugio. In quest’isola vivono anche Ariele, uno spirito dell’aria e Calibano, un essere mostruoso. Grazie alle sue arti magico, Prospero riequilibrerĂ la situazione: riacquisterĂ il suo ducato, suo fratello Antonio e il re di Napoli, espiata la colpa della quale si sono macchiati spodestandolo, verranno perdonati, e Miranda sposerĂ Ferdinando, il figlio del re. La prosa accoglie in sĂ© il tema dell’espiazione e del perdono, fino al raggiungimento di un’armonia che è fragile, a causa della natura imperfetta dell’uomo. La Tempesta, opera “metafisica e suprema, devastante e ricompositiva, che si scatena su un’isola della mente, scuotendo le onde piĂą inquiete e recondite dell’umana psiche, costituisce uno dei testi piĂą complessi e ardui da comporre in una teatralizzazione intelligibile” (Livio Galassi). Diviene, nelle abili mani del regista Tato Russo “Rito dell’Espiazione, Cerimoniale del Perdono, Mistica e finale riflessione sugli strumenti e i percorsi della vita, Esoterica e propiziatoria funzione di rosa-crociana memoria”. Il suo allestimento “vuol essere tangibile testimonianza di contemporanea inquietudine, di tecnologiche estetiche, di sfrontate provocazioni alla macchina-teatro che rivela ed espone impudica le sue magiche “nuditĂ ”.
Il tutto narrato con l’utilizzo di un doppio registro linguistico, l’italiano e il dialetto napoletano che “restituisce alla rappresentazione il clima musicale e l’andamento voluto dall’autore.” Questa è La tempesta di Tato Russo “segno d’un amore travolgente per una città e un metodo per interpretare l’universo poetico teatrale che solo dalla cultura di questa città può provenire”.
La vendita dei biglietti sarĂ attiva nelle ore precedenti l’apertura del sipario, direttamente al botteghino del teatro.
L.C.


