La grande confusione dei Consorzi di Bonifica
Giovedì 31 Gennaio 2008 18.33Dalla Uil riceviamo una lunga e interessante posizione sull’argomento, che pubblichiamo integralmente.
“La gestione del sistema idrico multisettoriale in Sardegna a seguito delle ultime disposizioni stabilite nella normativa regionale e statale, si presenta oggi piĂą confusa e onerosa che mai.
Alla parte normativa, si aggiunge poi il nuovo piano tariffario dell’acqua per fini irrigui il cui costo finale a metro cubo, sostenuto dagli agricoltori consorziati di tutta la Sardegna, come minimo triplicherĂ .
Tale drammatica conclusione è il risultato di una mancata lungimirante mediazione delle organizzazioni di categoria degli agricoltori e di tutti i pseudo Presidenti e Commissari dei consorzi di Bonifica che non hanno avuto modo e voglia di studiare con attenzione e pazienza ciò che veniva proposto propedeuticamente dalle commissioni regionali, al fine di valutare tutte le possibili ricadute economiche nel comparto agricolo ed occupazionale.
Tale evento si è potuto concretizzare a seguito di una serie di clamorosi errori da parte della Regione nelle analisi dei costi e benefici che hanno preso come unici parametri di riferimento, ai fini della macro valutazione e degli effetti domino ad essa legati, i problemi del consorzio di Bonifica della Sardegna Meridionale e l’EAF.
L’errore di fondo, come si può constatare leggendo il documento sulla gestione delle risorse idriche del 6/2007 presente anche sul sito internet della Regione, risiede proprio nel prendere come riferimento, applicandolo forzosamente agli altri consorzi dell’isola.
La disastrata situazione del consorzio di Cagliari strangolato negli anni sia dal costo dell’acqua applicato mediamente dall’EAF, suo fornitore, pari a € 0,055 a mc e sia dalle cause legali milionarie nate proprio a seguito dei contenziosi dovuti all’esoso costo dell’acqua preteso dall’EAF; a questo si aggiungono le tardive emissioni dei ruoli e le mancate riscossioni degli stessi frutto della demagogia di turno e probabilmente dell’immancabile deferenza alla classe politica che tende ad interessare tutto il comparto agricolo causando il “fenomeno delle bollette pazze ”.
Per mettere un freno alla diatriba e dopo essere intervenuta con importanti contributi al fine di chiudere i contenziosi e tappare i deficit di entrambi, la Regione ha stabilito retroattivamente un costo dell’acqua da pagare all’EAF, in €0,0198 a mc ed ha pensato di estendere tale criterio di sussidiarietà al resto dei consorzi, ma espropriandone le dighe.
Probabilmente il motivo che ha scatenato questo gesto è legato al fatto che l’EAF negli anni è diventato un Ente strumentale regionale sempre più “ingombrante ” anche grazie forse ad una disponibilità imbarazzante nel cullare i capricci del politico di turno ma avendo, però, esaurito il suo compito istituzionale.
Per ricercare nuova linfa e rilanciare un Ente alla continua ricerca di nuove entrate necessarie per pagare i costi di una struttura sempre più onerosa, era necessario travalicare i limiti comprensoriali ed istituzionali del consorzio di Bonifica della Sardegna Meridionale, sua importante fonte d’introito, e i limiti del proprio statuto ormai giunto al capolinea.
Per raggiungere lo scopo, salvare cioè l ’EAF dalla nuova deriva contabile causata dalle enormi minori entrate dovute ad un costo dell’acqua calmierato e al contempo ridurre i costi dell’approvvigionamento idrico del consorzio,era importante riuscire ad adottare un insieme di norme mirate per spalmare la differenza del mancato introito sugli altri Consorzi in Sardegna e slegare l ’EAF stesso dalle costanti sovvenzioni regionali garantendogli di fatto entrate certe.
Come fare?Gli altri consorzi non pagano l ’acqua alla fonte essendo gli stessi concessionari di dighe che garantivano un introito certo dovuto alla vendita dell’acqua grezza ad Abbanoa e ad altre tipologie di utenza non irrigua oltre che un importante minore uscita dovuta all’acqua di proprietà destinata all’irrigazione.
L ’entrata in vigore e l ’applicazione integrale del D.P.G.R.135/07,comporta la cessione a ENAS (ex EAF) di tutte le dighe,traverse e opere di adduzione e di sollevamento progettate,realizzate e gestite dai consorzi di Bonifica con soldi pubblici e privati.
In pratica,ENAS subentra nella gestione del multisettoriale nella sola parte dei benefici derivanti dalla vendita diretta dell’acqua lasciando ai consorzi di Bonifica le relative minori entrate e creando maggiori uscite a causa dell’acquisto in diga di una risorsa che prima non pagavano;risultato:bilanci ENAS in forte attivo,quelli dei consorzi in forte passivo.
Invece di mettere il consorzio di Bonifica della Sardegna Meridionale sullo stesso piano degli altri consorzi dandogli pari opportunità di approvvigionamento essendo l ’unico che pagava l ’acqua,sono stati gli altri ad essere messi sullo stesso piano di quello di Cagliari perdendo tutte le dighe e non solo,con effetti devastanti facilmente immaginabili.
Prendendo ad esempio il bilancio del consorzio di Bonifica della Nurra che era uno dei pochi consorzi con i conti in regola e quindi l ’eventuale Ente sul quale si sarebbero dovute effettuare le proiezioni di una riforma di largo respiro come quella attuata,salta immediatamente all’occhio il disavanzo dovuto a questa scellerata operazione.
La minore entrata e la maggiore uscita dovuta all’acquisto a titolo oneroso gravato ulteriormente dall’IVA (10%),dall’incremento tariffario stabilito dall’ATO (0,87%) e dall’adeguamento del costo dovuto all’inflazione programmata (2%),porta ad un buco di partenza di circa € 1.770.000 con un conseguente costo dell’acqua che si dovrà aggirare attorno ad €0,081 a mc (nel 2005 è stato di € 0,0251 e nel 2006 €0,0301).
Ma se la Nurra si può definire ai limiti del collasso,certamente il Basso Sulcis si può dichiarare già nel baratro dovendo rinunciare a fornire acqua grezza all’area industriale dell’iglesiente il cui introito permetteva di tenere ancora sostenibili le bollette di un ’acqua di proprietà e pagare gli stipendi dei dipendenti per non ricorrere a ruoli straordinari come accade in questi giorni.Tale costo inoltre,per effetto di un territorio fortemente svantaggiato dalla particolare morfologia e dal costo delle opere di bonifica
da mantenere,è già di partenza più del doppio di quello sostenuto dagli agricoltori della Nurra evidenziando,se ce n ’era bisogno l ’assunto che recita “Ogni consorzio ha una storia a sé e ogni situazione non è trasferibile agli altri ”.
Altro esempio sintomatico proviene dal consorzio di Bonifica della Sardegna entrale e da quello del Nord Sardegna dove le aree con una differente quantificazione dei costi irrigui sono diverse e richiedono costi diversificati per effetto della particolare morfologia del terreno e distribuzione delle aziende irrigue e delle loro superfici.
A Oristano invece dovranno sorbirsi anche la beffa di rinunciare a produrre l ’energia elettrica (come anche la Nurra a causa del PPR) il cui introito gli sarebbe servito per abbattere il costo spaventoso dei sollevamenti che richiedono circa 4.000.000 di euro all’anno e l ’indisponibilità di una acqua gratis proveniente da una diga che ne invaserà a regime oltre 800.000.000 di mc.:ENAS si porta via tutto,il meglio,l ’utile.
Fatte le dovute proporzioni dunque,se in Sardegna il volume totale di acqua lavorata dai Consorzi si aggira attorno ai 500 Milioni di mc è evidente che i consorzi dovendo sostenere solo per l ’acqua un costo d ’acquisto in diga a mc di €0,015 +IVA,partiranno con un passivo stimabile in € 8.250.000 ai quali si devono aggiungere le minori entrate secondo lo schema descritto e da attuare consorzio per consorzio;in pratica un disastro.
Da notare che lo Stato,già nel T.U.153/06,stabiliva che per l ’organizzazione territoriale del servizio idrico integrato le Regioni avrebbero dovuto evitare in tutti i modi sovrapposizioni nelle funzioni e verticalizzazioni tra Enti al fine di eliminare possibili aggravi nel costo dell’acqua dovuto alle compravendite tra gestori e relativa frammentazione (Art 147) oltre ad avere votato nel 2007 una moratoria sull’acqua che ne sottolinea la gestione pubblica e priva di speculazioni di sorta;l ’Autorità d ’ambito,invece,aggiunge un Ente (ENAS) nella filiera aumentando di fatto il costo complessivo
dell’acqua che,pertanto,viene a costare enormemente di più in tutte le sue forme d ’utilizzo (Agricolo – Industriale – civile),invece di usare i consorzi di bonifica come strumenti principali slegati,nel bene e nel male,dalla logica del profitto ed i cui benefici sono immediatamente fruibili dalla collettività .Nello specifico:non c ’è un passaggio di compravendita ed aggravio d ’Iva,il costo dell’acqua è determinato tenendo conto del numero dei beneficiari secondo la regola “più sono meno costa ” e non “più sono e più
guadagniamo ”,beneficio delle spese generali sulle realizzazioni delle opere e conseguente diminuzione dei costi dei ruoli istituzionali per i consorziati,minori oneri sulle progettazioni essendo interne,possibilità infinite d ’intervento sul territorio a causa della peculiarità operativa dei consorzi,ecc..
Il buon senso e un minimo di attenzione da parte di tutti gli attori che di volta in volta si sono resi vettori di notizie,informazioni e dati pervenuti da discorsi frammentati fatti nelle più disparate situazioni,metabolizzati e rimessi in giro secondo gli umori del momento,hanno fatto sì che dal prossimo anno con l ’arrivo dei primi ruoli irrigui secondo le nuove tariffe,le aziende agricole non potranno sostenere il costo e si vedranno costrette ad incrementare l ’elenco delle Ditte in sofferenza bancaria.
Tutto ciò accade mentre lo Stato,con l ’ultima finanziaria,per mettere un freno alla schizofrenia legislativa di alcune regioni,tra cui la nostra,ha stabilito che non si possono attuare riordini dei consorzi di bonifica se non dietro proposta dei Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e delle infrastrutture facendo salve le funzioni e i compiti attualmente svolti dai consorzi medesimi.Il tutto condito da una direttiva precisa:non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
Ora,se è vero che i consorzi con questa genialata tutta sarda dovranno ricorrere per decine di milioni di euro alle casse della Regione che ha di fatto generato un maggiore onere per la finanza pubblica,chi li tirerà fuori i soldi?Verranno aggiunti ai trasferimenti generali alle regioni?Verranno considerati dall’UE aiuti illeciti e cassati come i mutui alle aziende agricole?hi paga questo disastro annunciato e perseguito?Dove sono le associazioni di categoria e le loro bandiere?che fine hanno fatto tutti quei politici che riscoprono la campagna ed i problemi degli agricoltori in prossimità delle elezioni?Il nostro Governatore,siamo convinti,è troppo preso a risolvere i problemi della mondezza altrui da non trovare il tempo per affrontare i problemi di 60.000 stupide aziende agricole dove lavorano migliaia di puzzolenti sardi prossimi alla bancarotta.
Un paradosso:il costo annuale dei dipendenti del consorzio di Bonifica della Nurra ammonta a circa € 1.500.000;se non ci fossero più e magicamente il servizio all’utenza e gli interventi nel territorio fossero comunque garantiti in tutte le loro forme,ci sarebbe in ogni caso un disavanzo di € 200.000.In altri termini il gap prodotto dalla nuova gestione del sistema idrico multisettoriale,non potrebbe mai essere colmato se non dietro milionarie erogazioni annuali da parte della Regione atte a tappare i buchi creati;
il tutto minato dalla chimera della riforma dei consorzi di Bonifica che,a questo punto non potrĂ mai sortire gli effetti desiderati sulla carta.
Chi pagherĂ questo sfascio?
Il Segretario Provinciale FILBI UIL Il Segretario Provinciale UILA Il Segretario Provinciale CSP UIL
S.Maricosu U.Porcu A.Melissa

