A Porto Torres il teatro ricerca di Fabrizio Saccomanno

Mercoledì 30 Gennaio 2008 11.47
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viaporto-torres.jpg“Il pubblico del teatro va coccolato e coltivato, lo sappiamo bene…†– Il primo commento di Fabrizio Saccomanno a conclusione del suo recital, Via epopea di una migrazione, al teatro comunale di Porto Torres è fin troppo benevolo e generoso. Generosa e ottima la sua prova sulla scena, insieme a Cristina Mileti. Due sedie e due attori per uno spettacolo originale, secondo appuntamento del palinsesto di prosa, distribuito da Cedac Sardegna a Porto Torres.
Il lavoro teatrale della cooperativa Cantieri Teatrali Koreja, un gruppo di circa venti giovani del Salento (sono oltre 250 le repliche di Via), autoprodottisi con risultati incoraggianti in Puglia, avrebbe certamente entusiasmato Giampiero Cubeddu. Non solo per l’impronta autoctona della sceneggiatura, quanto per la potenza descrittiva del soggetto. L’opera prende lo spunto dai nomi delle strade di una località salentina (Tuglie che dà i natali al protagonista), per raccontare storie d’Italia, sino al fenomeno migratorio sud italiano in Belgio. Le storie dei minatori di Marcinelle, il dramma della tragedia negli anni ‘50 che costò la vita a centinaia di operai italiani, in gran parte proprio salentini. La narrazione di Saccomanno evolve come uno scioglilingua toponomastico delle principali vie italiane. Una sorta di wilkipedia orante, un navigatore umano con epicentro nei dintorni di Lecce, fonte di vicende e documenti spesso ignorati ai più. “…I treni arrivavano sigillati e..via..†ricordando il carico umano di miseria e povertà nei viaggi della speranza per un futuro migliore nel nord europa. “..Il sogno non era il Belgio, ma la Svizzera..†- continua Saccomanno nel linguaggio intriso di termini dialettali. Alla stazione di Bruxelles iniziavano i primi problemi d’integrazione con i gendarmi, pronti a sedare le reazioni non proprio urbane di questi italiani, poco inclini alla comunicazione, ancor meno alla lingua francese. L’altra protagonista sul palco, muta o quasi, è Cristina Mileti. Essenziale l’apparente “spalla†che nelle movenze e nei gesti appare come un fantoccio o una creatura che evoca la donna oggetto, sollievo sicuro del marito padrone, piegato dalla fatica. L’exploit della scura figura, più vicina ad una vedova mesta, rivendica un ruolo sorprendente nel ballo erotico che spacca il racconto. Una parentesi allegra dove la coppia ricorda estasi, sospese fra Celentano e Basic Instinct. Uno spettacolo bello, ben pensato e che fa pensare, dispensando sollecitazioni ed emozioni immaginarie proprie del teatro di ricerca, cui ci parla l’autore protagonista. Che non si meraviglia più di tanto dell’inconsistenza di pubblico, riscontrata a Porto Torres. Trenta o poco più, irriducibili “pinguiniâ€, sparsi per la platea di una sala rinnovata e moderna come fredda e vuota. Più ottimista Piera Casula, delegata Cedac a Porto Torres. “Stiamo riprendendo dopo 5 anni di teatro chiuso. Le stesse condizioni di quando partimmo la prima volta con il circuito di prosa a Porto Torres. Alla terza stagione, iniziammo a riempire la sala…â€
Se al teatro Verdi di Sassari è quasi impossibile trovare un posto libero, per la stessa rassegna teatrale, aggiungiamo noi, chi tanto si è prodigato in loco, parlando di “territorio†dalle comuni aspettative, anche culturali, evidentemente pensava altro. Scomodare gli amministratori locali in questo caso è davvero altra storia. Il prossimo 15 febbraio a Porto Torres, va in scena Pinocchio, l’occasione migliore per rincontrarli in platea.

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