La Gdf scopre una maxi truffa ad Arzachena, ancora sulla 488
Lunedì 19 Novembre 2007 17.45Sarebbero oltre 500 mila gli euro truffati allo Stato e all’UE per finanziamenti erogati dalla ex Legge 488. La societĂ avrebbe dovuto estrarre granito in localitĂ San Giacomo, ma quando le Fiamme Gialle di Palau sono giunte nella cava di granito, hanno scoperto l’assenza dei macchinari e del personale dipendente. Le indagini hanno rilevato che i macchinari erano utilizzati in altro luogo, mentre i dipendenti, inizialmente regolarmente assunti, risultavano essere stati tutti licenziati non appena la societĂ aveva ottenuto il decreto di concessione da parte del Ministero. Denunciati F.P., F.S. e F.D. di Arzachena, M.L. di Calangianus, D.G. di Brescia, L.R. di Olbia, e due donne T.E.di Palau e G.A. di Roma. Per gli imprenditori di Arzachena e i loro soci i reati contestati sono truffa ai danni dello Stato e all’UE per illecita percezione di finanziamenti pubblici e associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata.
Le indagini della Guardia di finanza di Olbia e Palau ( dirette dal capitano Antuofermo e coordinate dal Comando provinciale) sono sfociate in un procedimento penale presso la Procura di Tempio Pausania, e dopo circa un anno hanno consentito di ricostruire un complicato giro di fatture false, societĂ fittizie, conti correnti e movimentazioni di denaro grazie ai quali la famiglia di imprenditori arzachenesi e gli altri soggetti coinvolti sono riusciti a percepire mezzo milione di finanziamenti a fondo perduto ex Legge 488.
Le attività di indagine hanno consentito di fornire riscontri in base ai quali macchinari destinatari del finanziamento (in particolare un escavatore ed una pala gommata Caterpillar) ed una complessa operazione societaria per l’ottenimento del finanziamento (una cosiddetta “cessione di ramo d’azienda”) sono frutti di attività e fatturazioni fittizie.
La Fiamme gialle hanno anche scoperto che macchinari e attrezzature, acquistati per il progetto, si trovavano invece in altri cantieri, e non erano stati acquistati nuovi, come previsto dalla legge per ottenere i finanziamenti. Inoltre, la societĂ beneficiaria del contributo non ha mai prodotto a regime e non ha assunto le unitĂ previste dal programma.
Gli ulteriori controlli hanno evidenziato inoltre che su alcuni macchinari ed attrezzature, rientranti nel finanziamento agevolato, tra cui figuravano anche la citata pala gommata e l’escavatore cingolato, vi erano ancora debiti insoluti nei confronti dei fornitori, in netto contrasto con il disposto della Legge 488/92, la quale prevede che i beni siano pagati a saldo.
La società beneficiaria, inoltre, aveva acquistato macchinari già usati, facendoli passare invece come “nuovi di fabbrica”.
Per ottenere il pagamento delle quote del finanziamento, gli amministratori della società hanno prodotto al Ministero false certificazioni in cui hanno dichiarato che i macchinari erano stati pagati a saldo, che questi erano “nuovi di fabbrica”, che i dipendenti erano regolarmente assunti e che l’attività produttiva era perfettamente funzionante.
La prosecuzione degli accertamenti investigativi a mezzo di complessi accertamenti bancari ha inoltre permesso di dimostrare che l’intera operazione relativa ad una cessione di una parte dell’azienda (comprensiva del contributo statale) a favore di un’altra società facente parte dello stesso gruppo di imprenditori (per un valore dichiarato di circa 1 ml di euro), in realtà era falsa. Ad avvalorare tale ipotesi anche una perizia effettuata sulle firme riportate sugli assegni bancari emessi a copertura dell’operazione finanziaria, effettuata da un perito nominato dalla Procura di Tempio Pausania.
Oltre alla truffa aggravata ai danni dello Stato, alcune delle persone sottoposte alle indagini dovranno difendersi anche dall’accusa di aver prodotti documenti falsi, di aver emesso fatture per operazioni inesistenti per importi considerevoli e di aver presentato dichiarazioni fraudolenti mediante l’utilizzo di fatture false. A fronte di tutti i puntuali riscontri forniti ed oggettivi accertamenti esperiti (il tutto compendiato in un voluminoso fascicolo), il Gip del Tribunale di Tempio, su richiesta del Pm inquirente, ha disposto il sequestro preventivo di alcuni grossi macchinari per i quali le imprese sottoposte ad indagini hanno ottenuto dallo Stato ingenti contributi a fondo perduto per circa 500 mila euro.
I beni oggetto del sequestrato sono riconducibili, tra l’altro, ad una grossa pala gommata utilizzata per sollevare e trasportare grossi blocchi di granito del peso complessivo di oltre 50.000 tonnellate del valore di circa 700 mila euro e di un escavatore cingolato del valore di circa 300 mila euro.
I finanzieri incaricati di eseguire il provvedimento del giudice, hanno provveduto al sequestro del solo escavatore cingolato, non avendo ancora rintracciato la pala gommata. Le ricerche sono state estese a tutto il territorio nazionale.

