Stagione turistica sottotono nel nord Sardegna

Martedì 23 Ottobre 2007 12.46

hotel.jpgSegno meno per la stagione turistica 2007 nel nord Sardegna. Per la Regione, l’estate 2007 si sarebbe conclusa con un buon incremento di presenze. Ma gli operatori interessati manifestano in proposito un certo scetticismo e parlano di stagione sottotono. L’ufficio studi Confcommercio-Confidi Commercio ha svolto un sondaggio tra gli albergatori del nord Sardegna, un’iniziativa collaudata, che si ripete ormai da sei anni, e che ha sempre dimostrato un buon livello di attendibilità. L’osservatorio ha rilevato un quadro non proprio incoraggiante. Stando ai dati rilevati tra gli albergatori, la stagione turistica appena trascorsa evidenzia un calo di presenze del 4%. Il che, tradotto in cifre, significa qualcosa come 200 mila pernottamenti in meno. E’ mancato in particolare l’apporto dei turisti italiani nei mesi di luglio e agosto, vale a dire nel periodo clou della stagione. E come si sa, gli italiani rappresentano ancora la componente più rilevante dei flussi turistici diretti in Sardegna. Di contro si è avuto un leggero incremento delle presenze straniere (+ 1%), a conferma di una tendenza già rilevata nel 2006, che però non basta a compensare la citata defezione della domanda nazionale.
Nel dettaglio, mentre nell’area del nord est, da Alghero a Valledoria, si registra una sostanziale anche se faticosa tenuta, è nell’area costiera della Gallura che si palesa il calo più consistente. E dire che le premesse, a inizio stagione, non sembravano del tutto negative. Ma perché si è registrato un calo così vistoso dei turisti italiani? Federalberghi, a inizio stagione, aveva già lanciato un segnale d’allarme, ipotizzando, a livello nazionale, una riduzione del 10% delle presenze italiane ad agosto. Una flessione, secondo Federalberghi, frutto della carenza di liquidità delle famiglie, anche a causa di un uso sempre più massiccio del pagamento a rate (per acquistare ogni tipologia possibile di beni e servizi) che gravano ormai come un macigno sul bilancio familiare mensile. Alla prova dei fatti, quindi, carenza di liquidità e indebitamento hanno condizionato negativamente la propensione alla vacanza delle famiglie italiane e hanno limitato la durata dei soggiorni.
“Il segno negativo che ha caratterizzato la stagione, a parte ogni considerazione sui problemi di liquidità delle famiglie, conferma la valenza dei trasporti ai fini dell’incremento o decremento dei flussi turistici, e non è un caso che i voli low cost siano stati determinanti per la sostanziale tenuta delle presenze straniere; al tempo stesso emerge la necessità di una promozione più efficace, soprattutto nei confronti dei tradizionali bacini di utenza turistica del nord Italia, con l’attuazione di un piano di marketing mirato”dichiara Giorgio Maccioccu, presidente degli albergatori del nord Sardegna. E aggiunge. “Per quanto riguarda, invece, la situazione imprenditoriale, è evidente che, per far fronte all’articolazione della domanda, caratterizzata da una sempre più rilevante incidenza straniera, occorre riammodernare le strutture ricettive, molte delle quali sono a rischio di obsolescenza, e dotarle di nuovi servizi: ma qui si va impattare con gli attuali vincoli urbanistici”.
Il calo dei turisti italiani ha penalizzato anche gli operatori della ristorazione, con riflessi negativi sul fatturato delle imprese.
“Chi lavora nel nostro settore sa bene che un cliente italiano vale almeno due stranieri, è essenzialmente un fatto culturale, per gli italiani trascorrere una o più serate in ristorante è un elemento irrinunciabile della vacanza, altrettanto non si può dire per gli stranieri, che hanno spesso un rapporto frettoloso con la tavola e seguono orari e abitudini diverse, ma è anche vero che gli italiani, da qualche anno a questa parte, denotano minore capacità di spesa, perchè buona parte del budget destinato alla vacanza in Sardegna è assorbito dal prezzo del viaggio: bisognerebbe cominciare a prendere seriamente in considerazione l’opportunità di estendere anche ai turisti italiani i vantaggi della continuità territoriale”afferma il presidente interprovinciale dell’associazione ristoratori Enrico Daga.
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