La Gdf smaschera una maxi truffa alle banche e una mega evasione fiscale

Sabato 6 Ottobre 2007 13.35

colonello-casadidio-maggiore-cerioni.jpgE’ riuscito a truffare due banche, il Banco di Sardegna e la BNL, facendosi scontare fatture attraverso la cessione di crediti che vantava nei confronti del Ministero della Giustizia. Peccato che i documenti fossero falsi. Autore della maxi truffa di oltre due milioni di euro e di una maxi evasione fiscale di 20 milioni di euro, Giovanni Donara, 58 anni, di Tissi, paesino dove abita in una villa faraonica, procuratore speciale , con potere di firma, della Sed srl, società con sede legale a Roma ma con uffici a Sassari, in via Principessa Maria. Coinvolta anche la moglie, Lucia Testoni, amministratore della società ma, secondo gli inquirenti, ignara di molte operazioni. Entrambi sono stati denunciati dalle Fiamme gialle per truffa(ai danni degli istituti di credito), contraffazione di pubblici sigilli, falsità materiale di certificati amministrativi, a cui si aggiungono la frode fiscale e diversi reati per evasione di tributi e imposte varie. I dettagli della vicenda sono stati illustrati questa mattina nella sede del comando della Gdf dal comandante, il colonnello Casadidio e dal maggiore Cerioni della Tributaria, che a giorni partirà per Roma, dove è stato trasferito.L’indagine, coordinata appunto dal maggiore Stefano Cerioni, in collaborazione con la Procura della Repubblica, è partita lo scorso marzo, dopo la denuncia del Banco di Sardegna che segnalava una enorme passività del conto della Sed srl, in particolare nella denuncia era evidenziato che la società in questione, vincitrice di due appalti, indetti dal Ministero della Giustizia dell’importo di oltre 3,5 milioni di euro, per la ristrutturazione di alcuni carceri ubicati a Roma e a Spoleto, aveva richiesto, e indebitamente ottenuto dall’Istituto di credito, l’importo di circa 5 milioni di euro, attraverso lo sconto delle fatture , ma il Ministero non aveva restituito il valore anticipato dalla banca alla azienda. Non era stato possibile in quanto la richiesta di liquidità della azienda era superiore al credito per circa un milione e mezzo di euro rispetto al corrispettivo pattuito nel capitolato del contratto pubblico. Da qui era scattata la denuncia perché l’ammanco di cassa non era stato coperto. La Sed srl si occupava di installazioni di impianti elettrici e di sicurezza di edifici pubblici, e dall’indagine della Gdf è venuto fuori che aveva ottenuto decine di appalti sia da parte del Ministero della Giustizia (10 gare aggiudicate) che dal Ministero delle Infrastrutture (2 gare vinte), nonché da parte di numerosi enti locali, quali la Provincia e il Comune di Sassari, il Comune Tissi, e l’Università di Sassari etc..
I finanzieri hanno perquisito le sedi della società, sia a Roma che Sassari, nonché la faraonica abitazione di Giovanni Donara, sequestrando quintali di documentazione contabile ed extracontabile, nonché diversi computer. Incredibilmente gli investigatori hanno trovato, negli uffici della società, addirittura timbri e carta intestata falsa dei vari enti ministeriali ed enti locali con i quali la società aveva avuto rapporti, oltre decine di carte intestate di società commerciali fornitrici della Sed. Come accertato nel corso della verifica fiscale, la maggior parte di queste società sono risultate estranee ai fatti, ma inconsapevolmente utilizzate per la produzione di fatture false.
A quel punto era evidente che molti documenti presentati alla Banca (liberatorie, S.A.L., corrispondenza con il Ministero, fatture false, etc - documenti tutti muniti di timbri ufficiali, riprodotti in copia), fossero strumentali non solo per la truffa ai danni degli Istituti di credito, ma anche funzionali alla frode fiscale. Ed è così partita l’indagine per evasione fiscale che nell’arco di un paio di mesi ha permesso già di accertare l’emissione di fatture false per un importo di oltre 10 milioni di euro, un reddito non dichiarato di
12.668.000 euro, di costi indeducibili per 10 milioni di euro, IVA non dichiarata e indebitamente detratta per 3 milioni di euro, mancati versamenti IRPEF e INPS per oltre un milione di euro, trattenuti ai dipendenti;
Infatti, l’emissione di fatture false per ottenere indebite anticipazioni dalle banche, generano ricavi da parte della società, sui quali potenzialmente dovrebbero essere pagate le imposte. Per abbattere tale base imponibile, gli amministratori hanno utilizzato fatture per operazioni inesistenti dei propri fornitori (ignari) e note di credito false così da neutralizzare gli effetti fiscali e di conseguenza le imposte da pagare.
Il Pm ha già richiesto il rinvio a giudizio per Giovanni Donara e Lucia Testoni.

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