Candelieri
martedì 14 agosto 2007 11.00di Tonino Meloni
Alla fine l’hanno spuntata loro, i fabbri. Dopo la lunga battaglia nella quale ha ottenuto un valido aiuto dai muratori e particolarmente dal loro presidente Raimondo Rizzu, la corporazione devota a Sant’Eligio ha ricevuto il via libera della Commissione Affari generali del Comune, che nel nuovo regolamento ha stabilito che, d’ora in avanti, parteciperanno alla “Faradda dei candelieri” dieci gremi, comprendendo così anche i fabbri, che sfileranno col loro cero rosso con fregi in oro.
Finora i fabbri hanno partecipato a ben dieci “discese” aggregati al gremio dei calzolai. Ma, con gli anni, la richiesta di partecipare alla sfilata in forma autonoma era diventata pressante. Per cui, Raimondo Rizzu, parlando a nome del suo gremio, non aveva esitato a sostenere che “i fabbri forse non hanno una tradizione nello scioglimento del voto all’Assunta, ma sicuramente hanno una storia antica e una grande devozione”. Aggiungendo, poi, di condividere il concetto di “inclusione” suggerito dall’arcivescovo Atzei , dal momento che “nelle processioni delle feste patronali dei gremi è ormai chiara la volontà di accogliere anche gli altri quattro sodalizi cittadini, cioè quelli dei contadini, dei macellai e degli autoferrotramvieri”. Perciò, in futuro i ceri della “Faradda” potrebbero diventare addirittura tredici. Semprechè si superino le resistenze, che non sono poche.
Il 14 agosto, dunque, apriranno la processione i nuovi arrivati, cioè i fabbri, che però entreranno per ultimi nella chiesa di Santa Maria. E ancora una volta la città di Sassari scioglierà il suo voto di fede alla Madonna di mezz’agosto, che per ben quattro volte (nel 1504, nel 1514 , nel 1527 e nel 1580) ha allontanato la peste che decimava la popolazione. Padre Antonio Sisco, dei frati minori di Santa Maria, ricorda che nel 1504 l’epidemia cessò il 14 agosto, cioè nello stesso giorno in cui finirono quelle del 1514 e del 1652. Sembrò dunque naturale agli amministratori scegliere, per la festa ufficiale del voto, proprio quella data, in pieno accordo con otto corporazioni della città : i massai, i viandanti, i piccapietre, gli ortolani, i sarti, i calzolai, i contadini e i falegnami, a cui si aggiunsero successivamente i muratori.
Dal 1531 quello dei Massai è considerato il gremio di maggiore prestigio, quasi il simbolo di una città abitata prevalentemente da lavoratori della terra. Ad essi spetta perciò il diritto di sfilare per ultimi da piazza Castello al piazzale di Santa Maria. Qui giunti, però, essi sono i primi a entrare nella chiesa dove si celebra il rito di ringraziamento.
Come è noto, i candelieri sono grandi colonne di legno (le originali in cera furono subito sostituite) che vengono portate a braccia da baldi giovani, che corrono a ballano al ritmo incalzante dei tamburi. Davanti al Palazzo di Città , nel corso Vittorio Emanuele, ha luogo il tradizionale incontro tra i massai e i rappresentanti della municipalità , cioè il sindaco e altri membri dell’amministrazione. Dopo il saluto di rito, l’obriere maggiore dei massai rivolge al sindaco il classico augurio “a zent’anni”, poi ritira la grande bandiera bianca del gremio e, insieme ai rappresentanti del Comune, riprende la sfilata fino a Santa Maria.
E’ proprio in questa fase che la cittadinanza manifesta il suo consenso o la sua disapprovazione agli amministratori con applausi o con sonore bordate di fischi. E’ evidente che fischi e applausi sono spesso pilotati da chi ha interesse a criticare o sostenere i rappresentanti del popolo.
Protagonista essenziale della sfilata è la folla, che segue i candelieri lungo tutto il percorso, fino a riempire la chiesa di Santa Maria, dove il corteo arriva a tarda ora. Nella chiesa i candelieri vengono disposti intorno al letto della Madonna, mentre il clero e il sindaco pregano con i fedeli, rinnovando l’antico voto.
Alla fine del rito religioso, i massai accompagnano solennemente il sindaco a Palazzo ducale. Ma la festa del popolo prosegue fino a notte inoltrata con canti, balli e grandi mangiate di specialitĂ locali annaffiate, ovviamente, da fiumi di ottimo vino.
